COME POSSO ACCOMPAGNARTI
Nel mio Studio Olistico a Gardone Val Trompia,
ogni proposta prende forma dall’incontro con chi ho di fronte,
dalla sua storia e da quello che sta attraversando,
perché ogni percorso sia davvero unico e personale.
Nel mio Studio Olistico a Gardone Val Trompia,
ogni proposta prende forma dall’incontro con chi ho di fronte,
dalla sua storia e da quello che sta attraversando,
perché ogni percorso sia davvero unico e personale.

Riflessologia plantare, Reiki, Tecnica Metamorfica e altre discipline bionaturali, scelte e integrate in base alla persona e al momento che sta vivendo.

Psicogenealogia, Interpretazione del nome, Mappa dei Talenti e Tarologia evolutiva per esplorare la propria storia, riconoscere dinamiche ricorrenti e ritrovare maggiore chiarezza.
Preparare lo Studio per me è già parte dell’incontro. Sistemo il lettino, scelgo ciò che potrà servirmi, controllo che ogni cosa sia al suo posto. Accendo le candele, preparo un olio, scelgo la musica. Sono piccoli gesti, ripetuti tante volte, che ancora oggi non considero una semplice preparazione.
È il momento in cui lascio fuori il resto e mi dispongo ad accogliere chi sta per entrare. Perché da quella porta non arriva mai soltanto qualcuno che ha prenotato un trattamento: arriva una persona con la sua storia, il suo corpo, la giornata che ha avuto, qualcosa che pesa oppure semplicemente il desiderio di fermarsi per un po’.
Forse è per questo che sento questo Studio così profondamente mio. È un luogo che preparo perché tu possa arrivare così come sei. Senza dover sapere prima cosa ti serve, quale tecnica scegliere o trovare necessariamente le parole giuste. Ci incontriamo, ascoltiamo ciò che c’è e da lì cominciamo.

Ogni incontro prende forma a partire dalla persona e dal momento che sta vivendo.
Nel mio Studio non lavoro con protocolli fissi. Ogni incontro comincia con un tempo di ascolto, perché prima della tecnica viene la persona: come sta, ciò che sente nel corpo, quello che sta vivendo in quel momento. È da questo insieme che prende forma il trattamento.
Lavoro in modo integrato, scegliendo e combinando strumenti diversi secondo ciò che emerge. A volte il lavoro passa soprattutto attraverso il corpo, altre volte può aprire uno spazio più ampio, in cui entrano la storia personale, l’albero genealogico, le essenze floreali, gli oli, le carte energetiche o altri strumenti che fanno parte del mio lavoro.
Non c’è una sequenza stabilita prima e non devi essere tu a sapere quale tecnica scegliere. Il mio compito è ascoltare, osservare e capire insieme a te quale direzione può avere senso prendere in quel momento.
Anche il tempo che precede e segue il lavoro sul lettino fa parte dell’appuntamento: c’è uno spazio per arrivare, raccontare ciò che serve e, alla fine, raccogliere quello che è emerso.
Se non sai da dove cominciare o vuoi capire meglio come lavoro, puoi contattarmi per un breve confronto telefonico, utile per orientarti e chiarire le prime domande.
Per situazioni che richiedono più tempo e attenzione è disponibile un colloquio personalizzato di 30–45 minuti, in presenza oppure online, su appuntamento: uno spazio dedicato in cui raccontarmi ciò che stai vivendo e capire insieme quale lavoro intraprendere.




«Un naturopata non è un medico, ma un operatore del benessere che aiuta le persone a ritrovare e mantenere il proprio equilibrio interiore a livello psico-fisico-emozionale. Questo equilibrio, secondo l’OMS, è la condizione necessaria per raggiungere o conservare lo stato di salute.»
A volte abbiamo bisogno di qualcosa di molto semplice: stare bene. Sentire il corpo più leggero, allentare le tensioni, recuperare energia, riposare davvero. Altre volte c’è un dolore, un fastidio che ritorna, qualcosa che ci porta a fermarci e a prestare più attenzione.
È anche da qui che nasce il mio lavoro.
Quando ti accolgo non ho già deciso cosa farò. Mi interessa sapere come stai, ascoltare quello che hai da raccontarmi e capire che cosa può esserti utile in quel momento. Se c’è un sintomo, lo osservo insieme a te anche nella sua storia, senza ridurre tutto a una zona del corpo da trattare. Poi arrivano le mani, il contatto, gli strumenti che scelgo di utilizzare e il tempo del trattamento.
Ma c’è qualcosa che per me conta altrettanto e che forse, negli anni, ho imparato ad amare ancora di più: il piacere di ricevere.
Entrare, lasciare fuori per un po’ quello che aspetta. Il lettino caldo. Le candele accese. Un profumo che riconosci appena. La musica, oppure il silenzio. E quel momento, raro per molti di noi, in cui non devi occuparti di niente e di nessuno.
Puoi semplicemente esserci.

– Jim Rohn
Ho sempre avuto bisogno di capire. Se qualcosa mi incuriosisce, difficilmente riesco a lasciarla lì: leggo, studio, cerco, faccio collegamenti, provo. Qualche volta scopro una strada che entra nel mio lavoro, altre volte la abbandono. E va bene anche così.
Negli anni ho incontrato tecniche corporee, lavoro energetico, essenze floreali, albero genealogico, letture del sintomo, simboli, Tarocchi. Mondi apparentemente lontani che, almeno per me, tanto lontani non sono. Non utilizzo tutto sempre e non penso che ogni strumento vada bene per chiunque. Mi interessa avere possibilità diverse e sapere quando una di queste può essere utile.
Credo di essere cambiata molto anch’io attraverso quello che ho studiato. Alcune convinzioni sono diventate più forti, altre sono cadute per strada; certe domande hanno trovato una risposta e, naturalmente, nel frattempo me ne sono venute altre dieci. Probabilmente è una storia destinata a continuare.
Questa curiosità entra inevitabilmente anche nel modo in cui lavoro. Mi piace osservare, collegare, farmi domande e soprattutto non dare per scontato di avere già capito una persona soltanto perché riconosco qualcosa che ho già incontrato altre volte.
Non ho nessuna intenzione di dirti chi sei, cosa dovresti diventare o quale sia la strada giusta per te. Posso mettere sul tavolo quello che conosco, farti vedere qualcosa che magari da dove sei seduta o seduto non riesci a vedere e accompagnarti per un pezzo.
Poi la vita rimane la tua.
E questa, sì, è una cosa a cui tengo moltissimo.
Quello che si vede alla fine è soltanto l’ultima parte. Prima vengono le ore passate a cercare, controllare, tornare indietro, accorgermi di un particolare che mi era sfuggito e seguirlo per vedere dove porta.
Poi viene la scrittura. Scelgo le parole, rileggo, cambio, tolgo, aggiungo. Voglio che quello che consegno abbia profondità, ma soprattutto che parli davvero della persona per cui l’ho creato.
E alla fine arrivano anche la carta, gli inchiostri, i piccoli dettagli. Potrei considerarli secondari, invece mi piacciono quasi quanto tutto il resto. Mi piace che un lavoro al quale ho dedicato tanto tempo diventi anche un oggetto bello da ricevere, aprire, sfogliare e conservare.
Forse è per questo che le mie Mappe richiedono tempo. Dentro non ci sono soltanto informazioni: ci sono ricerca, collegamenti, scrittura e una quantità probabilmente poco ragionevole di attenzione ai particolari.
Ma quando qualcuno mi affida la propria storia, faccio fatica a immaginare un altro modo di lavorare.


“Aprimi quando il rumore si fa troppo forte.
Non ti darò risposte da capire, ma verità da sentire.
Ogni parola che leggerai è già dentro di te.
Io sono solo il ponte.
Tu sei la soglia.”
Un oracolo da sfogliare con l’intuito e con il cuore. Ogni pagina è un messaggio canalizzato, un ponte tra il tuo sentire profondo e il campo delle memorie. Può parlarti del presente, di un nodo invisibile, o accompagnarti in un momento di scelta. Dentro di lui scorrono antiche radici, frammenti di psicogenealogia, echi familiari che forse sono anche i tuoi. È uno strumento divinatorio, ma anche un alleato spirituale. Per iniziare la giornata, per chiudere un ciclo, per trovare una direzione.
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